FAVIGNANA

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Due sono le spiagge principali: Cala Azzurra, piccola baia sabbiosa a sud dell'abitato, e l'ampia spiaggia del Lido Burrone, sempre a sud, ma leggermente spostata a ovest. Sono raggiungibili con mezzi propri o con l'autobus che effettua il percorso ogni ora. Più spettacolari ed affascinanti sono però le calette rocciose, in particolare la Cala Rossa e la poco distante Cala del Bue Marino. L'aspetto più singolare di questi luoghi è che sono zone di estrazione del tufo, e qui le cave (queste grandi grotte la cui volta non è ancora crollata) si sviluppano in grandi e misteriosi cunicoli esplorabili solo dotati di una torcia. Nell'altra, metà dell'isola, le più belle sono Cala Rotonda, Cala Grande e Punta Ferro, punto di partenza per gli amanti delle immersioni. LE ISOLE EGADI Da Trapani, volgendo lo sguardo verso il mare, si stagliano incantevoli le Isole Egadi, precedute da piccoli isolotti (Faraglione, Formica e Maraone), tutte diverse l’una dall’altra. Fu grazie alla pesca del tonno che le tre isole, in particolare Favignana, raggiunsero in pochi decenni una vera floridezza di cui godevano tutti gli abitanti, dai pescatori agli imprenditori. Quest’ultimi furono dapprima Liguri – che acquistarono l’arcipelago nel XVII secolo – e poi i Florio, la potente famiglia palermitana il cui palazzo, edificato dall’architetto Almeyda, si può ancora ammirare a Favignana. Grazie ai Florio la “mattanza”, oggi meta di molti turisti, ricevette nuovo impulso diventando una delle più importanti dell’isola. FAVIGNANA: la mitica Aegusa, legata alla leggenda omerica come Isola delle Capre, il cui nome attuale deriva forse dal Favonio, il vento di ponente che soffia in primavera, è l’isola più grande dell’arcipelago. L’isola apparentemente arida offre in realtà uno splendido paesaggio marino che si fonde con una grande varietà di specie vegetali. Irresistibile richiamo tra la metà di maggio e la metà di giugno è la mattanza del tonno, che vede accorrere nell’isola turisti, giornalisti, fotografi ed operatori cinematografici per vedere un “rito” che dai primordi degli insediamenti umani si rinnova ogni primavera per i tonnaroti, nei canti delle “cialome”, canti tradizionali di invocazione religiosa per propiziarsi un ricco pescato che possa garantire un buon salario per buona parte dell’anno.
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